26 Dicembre 1994, un'arida stagione bianca, pochissima neve e condizioni scialpinistiche impossibili.

L'amico Davide mi propone di andare a Traversella ad aiutarlo a finire una via.
Cosa significa?
Cosa dovrei fare?
Fino ad ora mi sono sempre e solo limitato ad arrampicare...
La via in questione si trova a Traversella, ci sono stato un po' di volte, ma non la frequento molto, dovremmo andare al Torrione degli Istruttori per mettere gli spit e pulire la via, le soste sono gia' state attrezzate... mai fatto prima d'ora, ma mi devo limitare a fare sicurezza a Davide mentre prova la via e poi armarmi di spazzola di ferro e scopettini per togliere muschio e terriccio... in pratica devo fargli da "bocia"... da assistente....

La giornata e' stupenda, grazie all'inversione termica si sta benissimo al sole e si riesce a lavorare in parete in maglietta. Le ore passano in fretta e la via e' praticamente terminata. Siamo in fase di calata da questo itinerario di 3 lunghezze, ognuno sulla propria corda scende calandosi "in doppia", entrambe le corde sono da 60mt e ogni tiro della via non supera i 25mt. Man mano che ci si cala ognuno osserva la roccia per i ritocchi finali, un ciuffo d'erba da togliere, qualche rovo da strappare e gli ultimi colpi di spazzola.

Zaini in spalla, pieni di materiale e dei vestiti piu' pesanti, raggiungiamo l'ultima sosta, quella che ci permettera' di fare ancora una calata prima di rimettere i piedi a terra.
La base della parete e' costituita da una pietraia con grandi blocchi rocciosi e qualche piccola zona di terra battuta tra i massi...

La cengia sulla quale attrezzare l'ultima doppia e' una specie di terrazzino lungo 2/3 metri e largo a sufficienza per stare molto comodi in piedi, in compagnia di una solitaria betulla e di qualche ciuffo d'erba. Le nostre corde pendono ancora dalla sosta più in alto, al momento non le abbiamo recuperate, siamo ancora assicurati e i capi della mia, oltrepassano di qualche metro il terrazzino sul quale ci troviamo.

Davide decide di fermarsi un attimo per pulire la cengia dagli arbusti e allora io ne approfitto per risalire un breve tratto di placca, appena sopra la sosta, per spazzolare meglio una sottile fessura. Risalgo per pochi metri, ma ,ad oggi, non ricordo affatto in che modo ho salito quella distanza.
La mia corda passa regolarmente nel discensore ad otto e un autobloccante mi permette di lavorare in parete tranquillamente. Non c'e' il nodo in fondo alla doppia... dopotutto la cengia sotto di me l'ho gia' raggiunta e i due capi della corda scendono ben oltre la sosta.
In pochi minuti finisco di togliere del terriccio dalla fessura e mi calo di nuovo.
Peso indietro...mano sull'autobloccate... corde che vanno in tensione sotto il mio peso.. dopo un breve tratto di regolare calata un capo della corda schizza via dalla mia mano e dal nodo autobloccante, come un elastico teso e poi rilasciato.
Il tutto in una frazione di secondo!

Subito l'urlo, un concentrato di stupore, incredulita' e consapevolezza della situazione nella quale mi trovo...a 30 metri dalla pietraia e in caduta libera.

Davide sente l'urlo, si volta di scatto e mi vede cadere a qualche metro da lui. Sbatto piu' volte e rotolo lungo la placca rocciosa, a qualche metro da terra mi infilo in una specie di imbuto roccioso che mi esplode quasi orizzontalmente verso la pietraia.
Come una pallina del flipper quando inizia una partita...

Mi schianto a terra e resto li', immobile, in posizione fetale.

Oltre a noi due c'e' un altro ragazzo che sta arrampicando da solo, in autosicurezza, lungo la via degli Istruttori, si chiama Ivano, è un istruttore del Cai di Chivasso e, suo malgrado, diventa il secondo testimone oculare dell'accaduto.
Mentre Davide si appresta a calarsi, convinto di andare a raggiungere solo piu' il corpo di un morto, Ivano osserva che quel corpo invece comincia a muoversi e lo urla a Davide.
Io ho perso conoscenza, ricordo nulla della fase della caduta. Ricordo solo l'agghiacciante e intenso momento della corda che mi schizza via dalla mano, l'immediata angoscia per la consapevolezza della morte inevitabile e poi un incredibile senso di accettazione e sereno abbandono.

Piano piano mi risveglio e la prima cosa che ricordo è me stesso raggomitolato a terra rantolante, che si chiede cosa sia successo, se e' tutto vero, se è Lunedi (in effetti lo era) e perche' non mi trovo in ufficio... dove sono e cosa sto facendo... Poi solo piu' il ricordo di una serie di situazioni non necessariamente messe nell'ordine giusto... il viso di Ivano che mi tiene la testa sanguinate, qualche altra persona accorsa a darmi aiuto avvisata da Davide che, nel frattempo, era sceso come una furia al rifugio per chiamare i soccorsi.

Piangendo continuo a chiedere scusa a Davide per l'accaduto, ma non capisco molto cosa stia succedendo. Sta per diventare buio e l'elicottero del soccorso gira per la valle senza trovarci, poi Claudio (un altro arrampicatore coinvolto nei primi soccorsi), accende un fuoco e riesce a farci individuare
.
Attorno a me ci sono Davide, Ivano, Claudio, Maria Teresa e Antonella, quest'ultima è una dottoressa, informa i piloti sulle mie condizioni e grazie ad una manovra di grande precisione ed abilita', l'elicottero, che non era attrezzato di verricello, si avvicina al suolo (e alla parete.......) e mi "raccoglie".
Da qui in avanti pian piano torno alla realta', l'incredibile scarica di adrenalina mi accompagna ancora per qualche ora, almeno fino al pronto soccorso dell' ospedale di Biella, dove ricevo le prime cure.
Lunedi sera entro in ospedale e il Venerdi pomeriggio della stessa settimana (31 Dicembre) sono gia' nel letto di casa mia a festeggiare la notte di San Silvestro.... (si fa per dire!).

Conseguenze fisiche?:
Polso destro fratturato, mano sinistra con metacarpo in frantumi (intervento chirurgico presso l'Ospedale di Ivrea, con l'applicazione di una placca e 5 viti), 14 punti di sutura in testa, due o tre altri punti di sutura sparsi per gli angoli del corpo, una leggera lesione ad un ginocchio (poca cosa) e un perone incrinato... niente a confronto di quello che poteva succedere!
56 giorni dopo l'incidente mi ritrovo gia' a fare una gita di scialpinismo e durante il periodo di fisioterapia ricomincio a mettere le mani sulla roccia, piu' che altro per cancellare i fantasmi di una simile avventura.

Nel Maggio 1995 inizio con l'amico e guida alpina Ioris Turini a chiodare alcune facili placche di fianco alla "normale" del Primo Salto, a Traversella, e da allora la mia passione per la chiodatura è cresciuta di giorno in giorno... forse per pagare una specie di debito con la sorte.

La via chiodata da Davide verra' battezzata "L"eporediese volante" e si trova al Torrione degli Istruttori. Essendo io di Ivrea e chiamandosi "eporediesi" gli abitanti di questa citta', ecco spiegato il nome...

Se vi capitera' di fare questa via o quella di fianco che si chiama "Annetta", giunti alla prima sosta (la cengia con betulla e' in comune) provate a guardare qualche metro piu' in su e poi in giu'... e pensate a quello che e' successo.
Non vi sembrera' vero.

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