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Maggio 2006
Seduti al tavolo del rifugio Piazza, nel cuore della palestra di roccia di Traversella, alcuni arrampicatori sorseggiano un caffe' mentre studiano le relazioni delle vie prima di incamminarsi verso il settore prescelto.
Uno di loro indica ai compagni una persona seduta poco lontano:
-"Anni fa, durante una calata in doppia, quel tipo ha fatto un volo di 30 metri precipitando fino a terra, proprio in mezzo ad una pietraia e si e' fatto quasi niente... beh...quasi niente considerando che sarebbe stato piu' facile ammazzarsi o rimanere gravemente rovinati per il resto della vita... "
Un moto di stupore misto ad incredulita' pervade il pensiero degli altri arrampicatori, trasformandosi quasi in un sentimento di ammirazione e rispetto... nemmeno ci fossero dei meriti nello scampare alla morte per una questione di decimetri...
-"Lo scorso anno è caduto nuovamente... si è spezzata la corda mentre trafficava in parete e si è fatto altri 35 metri fino a terra!"
Le emozioni suscitate dal primo incidente lasciano immediatamente spazio ad una considerazione che viene espressa all' unisono da tutti quanti:
-"Allora è un pirla!"
Ed ecco come si puo' passare dall'ammirazione alla deficienza in pochi secondi...
Questo racconto, puramente ipotetico, rappresenta cio' che immagino si possa pensare di una persona che è scampata ad un paio di incidenti come quelli che mi hanno visto coinvolto... una rivisitazione del concetto per cui "sbagliare è umano, perseverare è diabolico".
Dicembre 2005
E' sabato 10 Dicembre e, invece di andare per negozi ad acquistare regali, indosso l'imbragatura da lavoro e prendo in spalla il solito pesante zaino carico di materiali.
Vado al settore chiamato "parete degli Eroi", ben visibile anche dal rifugio Bruno Piazza e raggiungibile in pochi minuti.
E' una bella e articolata parete, esposta a sud-ovest, alta circa 60/70 metri sulla quale, da qualche tempo, sto attrezzando un po' di vie nuove.
Terminati i lavori di chiodatura nella zona centrale, in questo ultimo periodo ho continuato a costeggiare la base della parete, salendo verso destra, per pulire e aprire nuovi itinerari.
Il posto è molto bello, si gode una ottima vista verso la vallata e questo punto panoramico è particolarmente suggestivo e bucolico.
Oggi metto le mani su quella che probabilmente sarà l'ultima via da attrezzare in questo settore e ne ho gia' parzialmente individuato la linea di salita nelle ricognizioni dei giorni scorsi.
Di fianco ci sono altre vie nuove dalle quali scendono ancora le corde fisse legate alle soste... qui la roccia è particolarmente ricoperta di muschio e ciuffi di erba ed e' quindi necessario risalire e scendere dalle corde piu' volte per pulirla adeguatamente.
L'itinerario in questione è lungo circa 23 metri, verso la fine è necessario aggirare un piccolo tetto spostandosi per qualche metro verso sinistra e poi a destra lungo un facile traverso che porta alla sosta.
Tanto per iniziare stamattina voglio risalire la corda fissa (una statica da 10mm) per una decina di metri, fare un buco con il trapano e sistemare un ancoraggio.
Dopo questa operazione scenderò per posare a terra il trapano e l'altra "ferraglia" pesante per poi risalire nuovamente sulla stessa corda e raggiungere i due brevi traversi che necessitano di una bella pulizia.
La giornata è soleggiata e tiepida, ma in breve un alto strato di nuvole colora il cielo di un bianco lattiginoso e la temperatura si abbassa notevolmente.
Normalmente questo settore non è molto frequentato e lo è ancora di meno in questi giorni di fine stagione.
Mentre mi preparo per iniziare i lavori vedo arrivare due persone, che in breve riconosco... si tratta di Nello e Sandro, li chiamo e propongo loro di provare una nuova via, un monotiro di circa 35 metri che parte proprio vicino a dove sto trafficando.
Mi sembra proprio un bel tiro e ci tengo che lo provino e che mi diano suggerimenti sulla gradazione e sulla chiodatura.
Mentre loro si preparano, maldicendo la temperatura decisamente poco adatta per arrampicare, con il gri-gri e una maniglia jumar risalgo la statica fino al punto necessario e metto in azione il trapano a batteria.
Sandro e Nello sono ancora alla base della parete, quasi pronti per partire... nel frattempo io ho fatto il foro e mi preparo per scendere.
Sposto il peso indietro, armeggio con il gri-gri per far scorrere la corda e poco dopo aver iniziato la discesa lo schianto..................
E' subito un groviglio di sensazioni ed immagini che si accavallano disordinatamente. Il primo flash è la corda... abituato a stare sempre appeso ad una corda ben tesa, una linea retta verso i vari ancoraggi, mi sconvolge vedere questa corda molle che scende con me e faccio in fretta a realizzare cio' che è successo... perchè è successo e le conseguenze...
Lo spigolo del tetto!!! L'avevo gia' osservato, è una fascia di roccia taglientissima con intrusioni di quarzo...dove passava la corda l'avevo smussato per bene, proprio per evitare sfregamenti pericolosi... ma la corda si è spostata da quel punto per finire su un angolo vivo.
In breve arrivo subito a toccare la placca rocciosa sulla quale inizia la via e rotolo giu', fino alla cengia erbosa, ripida e costituita da ciuffi di scivolosissima erba olina. Continuo a cadere e rotolare, mi viene in mente la caduta di 11 anni prima e riaffiorano sensazioni sedimentate nel tempo, angoscia, disperazione, paura, dolore...
Intanto continuo a cadere, rotolare e battere dappertutto (sempre con il trapano a spalle e tutta la ferraglia addosso) e aspetto il buio.
La sensazione piu' forte è proprio questa...l'attesa del buio.
Oltre la cengia erbosa c'e' ancora un salto nel vuoto di una decina di metri, ma succede tutto troppo in fretta perche' possa rendermene conto.
Mi ritrovo su un albero, a circa due metri da terra, in mezzo ad una boschina fitta e disagevole. Se avessi mancato l'albero sarei quasi sicuramente morto schiantandomi su delle placche rocciose...
Questione di decimetri.
Sono vivo ma in preda alla piu' totale, assoluta e profonda disperazione...
Mi sento come se fossi legato all'albero maestro di una nave nel bel mezzo di una tempesta, travolto dal dolore e dal tormento di una situazione gia' vissuta.
In questo istante si concentrano e si sommano tutte le angosce, i dolori e le sofferenze, dichiarate o tenute nascoste, di una vita.
Disperatamente perso mi abbandono a urla strazianti.
Nonostante i ruzzoloni, la caduta disordinata, i materiali appesi all'imbrago, i metri di corda ancora legati a me (il trapano si è sfilato prima), sono messo in una posizione favorevole, praticamente in piedi dove il fusto del ciliegio di divide in due rami (come una Y) e un'altro tronco piu' piccolo e staccato scende quasi come uno scivolo dai miei piedi fino a terra.
Comunque sia sono in uno stato confusionale assoluto e il dolore fisico lotta alla pari con lo sconvolgimento mentale.
Ovviamente non ho idea di quello che mi sono fatto, sento solo un dolore devastante dalla spalla al polso (sx) e per quanto mi riguarda e per il male che sento immagino di essermi fracassato di tutto.
Sandro, assicurato da Nello, stava per iniziare a scalare sulla via quando ha sentito le urla e i tonfi... ha visto il mio corpo schiantarsi a terra, rotolare e saltare giu' dalla cengia verso il vuoto. Tutti e due pensano al peggio e immediatamente cercano di capire dove posso essere finito.
Nel breve volgere di qualche minuto un bel gruppetto di persone e' ai piedi dell'albero per darmi una mano. Qualcuno è immediatamente salito dal rifugio e altri accorrono da settori d'arrampicata nelle vicinanze.
Non mi faccio toccare perche' mi fa male ovunque e, controllato dalle braccia tese dei primi soccorritori, riesco in qualche modo a guadagnare il terreno e a raggomitolarmi tra le foglie secche della boschina. Qualcuno mi tiene dolcemente la testa tra le mani, qualcun'altro mi copre con una coperta e altri cercano di prodigarsi come meglio possono.
Saro' sempre grato a tutti per quello che hanno fatto per me in questi terribili e dolorosi momenti.
A breve sento arrivare l'elicottero e quindi vengono calati gli uomini del soccorso. Non ricordo un gran che, ma di sicuro hanno lavorato bene...
Flebo, collare, barella, casco, cinghie e tutto il necessario per essere avvolto come una rolata, verricellato e portato prima ad una ambulanza e poi all'ospedale.
Il resto ve lo risparmio... visite, raggi, controlli e procedure mediche di routine.
La mia imperizia nel verificare l'usura della corda mi ha fatto cadere per circa 35 metri e alla fine, a parte le violente botte distribuite su tutto il corpo, mi sono procurato una "fotogenica" lussazione al gomito sinistro, una frattura ad una vertebra (D12) e la rottura di un menisco...
Lo so, poteva andare peggio, il che non significa necessariamente morire.
Per adesso sto a riflettere sull'accaduto. Ho qualche mese a disposizione prima di potermi rimettere completamente...
PS
vendesi trapano a batteria Hilti, trapano a motore Rioby, spit, tasselli, piastrine, chiodi, friend, nut, blocchetti e corde statiche quasi nuove.
Il tutto usato solo 2 volte.....
:-)))
... ma no, dai... scherzo! Non vendo un bel niente!
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